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Se la sindrome di Greta resta senza diagnosi

7 Febbraio 2020

Le persone che soffrono di Asperger o di Adhd sono 1,5 milioni ma quattro su cinque non si curano o lo scoprono solo in età adulta

Greta Thunberg compirà diciotto anni il prossimo anno e diventerà anche lei un’adulta con sindrome di Asperger, un disturbo dello spettro autistico ad alto funzionamento che riguarda circa l’1 per cento della popolazione e che può passare a lungo sotto silenzio, arrivando alla diagnosi molto più tardi rispetto ad altre forme di autismo: lei stessa lo ha scoperto a 13 anni, altri, come la scrittrice Susanna Tamaro, dopo i quarant’anni, altri ancora ci convivono tutta la vita senza saperlo ma soffrendo delle proprie difficoltà emotive, del sentirsi diversi e incapaci di stabilire relazioni con gli altri. Socialmente vengono catalogati come
«strani» ma non ne approfondiscono le ragioni né seguono terapie e cure. Accontentandosi di vivere con il loro disordine mentale e quella confusione che per essere gestita li isola dai rapporti sociali.

«I disturbi del neuro sviluppo si manifestano di solito nell’infanzia, spesso in concomitanza fra loro, con deficit che possono influenzare il benessere anche in età adulta perché favoriscono la comparsa di altre malattie psichiche e compromettono il funzionamento sociale e lavorativo – spiega Claudio Mencacci, co-presidente della Società italiana di Neuropsicofarmacologia e direttore del dipartimento Neuroscienze e salute mentale al Fatebenefratelli-Sacco di Milano-. Questi disturbi infatti persistono nell’adulto, pur con manifestazioni cliniche che possono modificarsi a seguito dello sviluppo individuale.

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