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I manicomi non ci sono più ma i problemi restano. In cura 800 mila persone per disturbi mentali. Ecco le proposte degli psichiatri a 39 anni dalla legge Basaglia del 1978

15 maggio 2017

Gli obiettivi della Società Italiana di Psichiatria.

Riservare il 6% del fondo sanitario alle cure mentali, garantire standard di qualità di assistenza in tutte le Regioni, implementare il co-housing e le politiche di reintegrazione graduale nei contesti lavorativi, assunzione di personale qualificato e stabile, maggiori fondi per la ricerca in ambito neuropsicofarmacologico e nel settore delle terapie integrate, trovare soluzioni alternative alle REMS, campagne di sensibilizzazione anti stigma nei confronti della depressione e delle patologie gravi come la schizofrenia 

Sono passati 39 anni da quel 13 maggio del 78, da quel periodo di affermazione e riconoscimento di diritti e dignità per le persone ed è quindi legittimo domandarsi: come sta la salute mentale nel nostro Paese? Superate le critiche feroci alla Legge, gli ideologismi, i vari tentativi di riforma, quale bilancio può essere tratto? Sono oltre 800mila le persone in cura nei servizi pubblici, più donne che uomini, con una età adulta o anziana, oltre il 66% sopra i 45 anni, pochi i giovani sotto i 25 anni. Il primo vero problema è la difficoltà di intercettare i giovani, che non riusciamo a curare in tempo, in quanto spesso trascorrono più di 7 prima di avviare cure adeguate.

I disturbi mentali nella loro prevalenza insorgono in età adolescenziale e giovanile in quasi il 70% dei casi, eppure proprio quella area è la più dimenticata e oggetto di una divisione presente solo in Italia tra neuropsichiatri infantili e psichiatri, che fa sì che non ci si occupi adeguatamente della adolescenza, il periodo più cruciale in assoluto. Per tale motivo sarebbe più opportuno anticipare la presa in cura della psichiatria a 16 anni e stabilire servizi integrati negli anni dai 14-16 con la neuropsichiatria Infantile.
Le differenze di genere nei disturbi mentali sono talora marcate: nei maschi è maggiore la prevalenza nella area delle psicosi, dei disturbi di personalità, nell’abuso di sostanze e nei ritardi cognitivi, le donne sono più rappresentate nei disturbi affettivi (depressione, ansia). Questo comporta la necessità di una maggiore attenzione dei servizi di salute mentale per le differenze di genere e le loro implicazioni terapeutiche.

Il numero dei ricoveri in acuto si sta riducendo, così come il ricorso al TSO è stabile: 1,7 ogni 10.000 abitanti, un risultato che in qualche modo testimonia la validità della presa nel territorio delle persone con disturbi mentali severi grazie anche alla capillare rete dei centri di salute mentale, che nonostante le grandi difficoltà costituiscono l’asse portante della assistenza psichiatrica in Italia, soprattutto per le patologie più gravi (schizofrenia, psicosi, disturbi bipolari) che vedono le persone arrivare in ritardo alle cure, venendo però poi più stabilmente mantenuti in carico ai servizi (arrivano tardi, si fermano a lungo). Infatti circa il 90% degli assistiti rimane in carico ai servizi territoriali e poco più del 10% viene poi seguito nelle Comunità.

Se la svolta innovativa per tutto il mondo occidentale avvenuta con la riforma italiana del 1978 ha portato a far sì che la dignità del malato divenisse centrale nelle prassi terapeutiche, la recente chiusura degli OPG ha rappresentato un ulteriore conquista in tal senso. Quale sarà il prossimo obiettivo?

Potenziare l’assistenza psichiatrica nelle carceri e ottenere un finanziamento per la salute mentale pari al 6% del fondo sanitario nazionale.
Sicuramente l’interesse delle Istituzioni per la salute mentale è molto scemato negli anni come dimostrano tanti documenti, piani di azione, indirizzi operativi, rimasti frequentemente disattesi, con sempre più evidenti divergenze organizzative fra Regione e Regione ed un aumento della disomogeneità della offerta e qualità di cure, in uno scenario generalizzato di risorse sempre minori.

Nonostante vi sia stato un netto aumento della richiesta di soddisfare il crescente bisogno di cure per problemi di salute mentale da parte di un numero sempre più ampio di persone, sono allocate sempre meno risorse al nostro settore con una media nazionale pari al 3,1% del fondo nazionale della sanità, una proporzione risibile a confronto di quanto stanziato da altre nazioni europee come la Francia o la Germania (oltre il 10%).

Una differenza incolmabile, ma anche una differenza tra i cittadini dello stesso Paese, visto che oltre il 5% viene speso nel Trentino Alto Adige (soglia minima a cui si erano impegnate le Regioni), mentre siamo solo al 2.4 % in Sardegna e Campania. Distanze siderali, diseguaglianze inaccettabili.

Per questo la SIP si è impegnata da tempo a portare sotto i riflettori dei media e delle Istituzioni questa situazione di “emergenza”, promuovendo una Carta della Salute Mentale elaborata insieme ad associazioni di pazienti e famigliari con l’obiettivo di presentare in tutte le sedi l’elenco delle priorità, con un particolare focus su disturbi mentali più gravi, all’insegna del dialogo costruttivo, della sostenibilità e del pragmatismo, tenendo saldo l’obiettivo di avvicinare alle cure chi ne ha necessità il più precocemente possibile, garantendo il benessere dei pazienti .

I nostri obbiettivi sono quindi finanziare i LEA, garantire standard di qualità di assistenza in tutte le Regioni, implementare il co-housing e le politiche di reintegrazione graduale nei contesti lavorativi, l’assunzione di personale qualificato e stabile, ottenere maggiori fondi per la ricerca in ambito neuropsicofarmacologico e nel settore delle terapie integrate (farmaco + terapia cognitiva, psico educazione + riabilitazione), trovare soluzioni alternative alle REMS, mettere in atto campagne di sensibilizzazione anti stigma nei confronti della depressione e delle patologie gravi come la schizofrenia.

Bisogna investire di più in salute mentale, vincolare le risorse destinate, fissare standard minimi di personale, dedicato poiché la contrazione delle risorse ha avuto un impatto maggiore sull’assistenza psichiatrica che in altre discipline, nelle quali la tecnologia ha potuto sopperire in parte al fattore umano.

Claudio Mencacci
Past President Sip

Bernardo Carpiniello
Presidente Sip

Da Quotidiano Sanità

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