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Mencacci: «L’idea malata dell’omicidio per salvarli»

28 Marzo 2017

 

Un uomo che uccide i due figli più piccoli e poi si suicida. «Più sono piccoli, più sono vissuti come il prolungamento di se stessi. È l’idea dell’omicidio salvifico, il padre pensa così di proteggerli, perché ha perso le speranze nel futuro, è convinto di non poter aver aiuto, di non controllare più gli eventi». Claudio Mencacci, psichiatra e direttore del Dipartimento di neuroscienze del Fatebenefratelli-Sacco di Milano, prova a dare una spiegazione alla tragedia di Trento. Conosce bene il «tema della doppia morte, che maggiormente esprime il significato di privarsi di ciò che amiamo di più, seguito dal suicidio per averlo perso». Eppure è profondamente colpito da quanto accaduto.

Professore, possibile che nessuno accanto a quest’uomo abbia capito cosa stava covando?
«La perdita di speranza, che può essere accentuata in periodi di difficoltà economiche, prescinde da una connotazione patologica, come la psicosi o la depressione psicotica. Sotto questo profilo è una condizione che sfugge a chi è vicino, i familiari non riescono a cogliere gli eventuali segnali d’allarme. Viene coltivata e maturata al proprio interno senza fornire avvisaglie e poi improvvisamente esplode».

In questa tragedia, c’è anche un figlia più grande che ieri mattina era in gita scolastica.
«Il padre ha ucciso i più piccoli perché loro dovevano ancora crescere, paradossalmente erano loro che voleva salvare. Non è una strage familiare, la moglie e la figlia, già adulte, in qualche modo sono state lasciate libere».

Si può fare qualcosa per evitare drammi del genere?
«In casi come questi comprendiamo con grandissima amarezza dove può arrivare il sentimento di rovina di una persona pervasa da una credenza così negativa del proprio futuro. Noi non possiamo fare altro che aumentare le antenne e lavorare sulla coesione sociale, rafforzare le reti comunicative. Perché nell’isolamento tutto cresce a dismisura».

Da Corriere.it

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