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«Più strutture per agire in tempo»

16 Dicembre 2015

Il professore Claudio Mencacci, presidente degli psichiatri italiani

«Anzitutto dice il professor Claudio Mencacci, presidente della Società Italiana di Psichiatria bisogna distinguere tra malattia e comportamento. Nel caso del giovane di Sesto, lo psichiatra poteva curare solo la malattia.
Non rispondere con sostanze chimiche a chi fa uso di sostanze e poi diventa violento».
Sta dicendo che il problema è più sociale che dell’anima?
«Il ragazzo faceva uso di alcol e droghe ed era stato picchiato a lungo. Ambienti e situazioni di aggressività tendono a ripetersi di generazione in generazione. In questo caso lo psichiatra non può intervenire nei confronti di chi diventa violento perché fa uso di sostanze. Noi possiamo offrire cure adeguate a chi compie dei reati, ma solo all’interno di un percorso riabilitativo».
Dopo, dunque. Ma sulla prevenzione? Come possiamo gestire l’assenza, per esempio, dei manicomi?
«Partiamo da un’evidenza: l’enorme aumento di disagio mentale e disturbi psichici. Purtroppo gli investimenti sul fronte delle cure sono stati minimi. Quindi anche i servizi, i dipartimenti di salute mentale, tra le poche strutture che hanno cercato di fare fronte, si sono ridotti ai minimi. Uno scollamento forte».
Manca l’ascolto dei drammi?
«E’ fondamentale. Anche se, di fronte agli abusi di alcol e droghe, urge anzitutto interromperne la somministrazione. E questo possono farlo solo le comunità e il consenso della persona. Non esiste
però l’obbligo della cura, oggi.
Nel caso in questione, poi va detto che gli episodi di violenza sono stati forse annunciati, ma mai abbastanza denunciati».
Per cosa dobbiamo batterci?
«Per avere un’assistenza psichiatrica diffusa: bisogna curare le persone ma anche tutelare gli altri.
Di fronte a tragedie del genere dobbiamo chiederci che cosa rinforzare nel sistema, per poter intervenire
in tempo. L’aggressività sta crescendo in maniera esponenziale e il consumo di sostanze è sempre più legato alla violenza Di fronte a questo, purtroppo abbiamo oggi strumenti spuntati».

Da Il Giorno

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