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Gli adolescenti dormono sempre meno, colpa anche degli smartphone

15 dicembre 2017

Il 75% dei diciottenni riposa meno di 8 ore. E si espone così al rischio di patologie psichiche. Colpa dell'ambiente e della tecnologia.

GLI ADOLESCENTI tendono a dormire meno di 6 ore almeno il 10% delle notti. A 18 anni il 75% dei ragazzi dorme meno di 8 ore, e solo il 3% dorme più di 9 ore. Numeri che allarmano gli psichiatri perché è proprio durante le ore di riposo notturno che il cervello mette in atto una sorta di “pulizia” e di ri-organizzazione degli stimoli ricevuti durante il giorno. Un lavoro fondamentale per la salute emotiva di ognuno di noi, tanto più importante durante gli anni dell’adolescenza in cui il cervello è particolarmente plastico e risponde – nel bene e nel male – adattandosi all’ambiente. E, quindi, a un contesto sempre più tecnologico.
“Studi che hanno coinvolto oltre 100mila ragazzi hanno trovato una forte correlazione tra disturbi del sonno – quantità di sonno inadeguata, scarsa qualità del sonno e eccessiva sonnolenza diurna – e utilizzo di smartphone e social network soprattutto nelle ore serali – ha spiegato Claudio Mencacci, direttore Dipartimento Neuroscienze e salute mentale dell’ASST FBF-Sacco di Milano durante la presentazione del suo ultimo libro “Quando tutto cambia. La salute psichica in adolescenza”, edito da Pacini. – .L’insonnia agisce da detonatore ampliando la vulnerabilità individuale a differenti patologie psichiche, tra cui patologie depressive, alterazioni dell’impulsività, utilizzo di sostanze”.

DIPENDENZA COMPORTAMENTALE
La mancanza di sonno cronica aumenta il livello di stress e agisce sulle competenze emotive e relazionali dei ragazzi. “E’ vero che il sonno cambia durante l’adolescenza, ma oggi a questo si aggiunge l’azione della luce blu degli schermi – sempre presenti nella vita dei giovani – che interferisce con la produzione dell’ormone che regola il sonno, la melatonina”, ha detto Mencacci. Come in un circolo vizioso smartphone e tablet potrebbero essere la causa della mancanza di sonno e proprio questa privazione potrebbe portare a sviluppare una dipendenza nei loro confronti. “I genitori sono molto preoccupati dalla possibilità che i ragazzi usino sostanze che danno dipendenza, ma le dipendenze sono anche comportamentali”, ha affermato lo psichiatra. “Anzi, sono queste quelle più pericolose perché sottostimate dagli adulti: il gioco d’azzardo, i videogiochi, la pornografia, i social network possono dare dipendenza, peraltro agendo sugli stessi circuiti neuronali su cui agiscono le dipendenze da sostanze”.

I NUMERI DEL DISAGIO
La depressione sta aumentando sempre più, soprattutto fra gli adolescenti, ammoniscono gli esperti. E proprio in questi giorni dagli Usa arriva l’allarme dei Centers for Disease Control and Prevention: sono circa 15 milioni i bambini americani affetti da un disturbo mentale, emotivo o un disordine comportamentale, e solo il 20% di questi viene diagnosticato e quindi curato. In Italia ci sono oggi circa 8 milioni e 200 mila giovani tra i 12 e i 25 anni e, secondo i dati Istat, circa il 10% si dichiara globalmente insoddisfatto della vita, delle relazioni amicali, familiari e della salute. “È a questi 800 mila giovani che bisogna prestare attenzione facilitando il riconoscimento di tutti quei fattori ‘tossici’ che possono favorire l’esordio e il mantenimento di patologie psichiche”, ha detto Mencacci.

INTERVENTO PRECOCE E INCLUSIVO
Ma la plasticità del cervello degli adolescenti è anche un fattore positivo: i trattamenti precoci sono infatti associati a ottime risposte cliniche. Ma riconoscere i segnali di psicopatologia e discriminarli da manifestazioni che fanno parte del fisiologico, a volte turbolento, percorso di sviluppo individuale, non è sempre semplice – dicono gli esperti. In questa direzione va anche il libro, che nasce dall’esperienza maturata dall’ospedale e dai servizi territoriali in un lavoro che ha messo insieme pediatri, neuropsichiatri, psichiatri ed esperti di dipendenze. “Il periodo adolescenziale non può essere valutato esclusivamente come uno spazio di transizione psicologica, ma compreso anche dal punto di vista neurobiologico, riconoscendo tutte le trasformazioni cerebrali che si verificano nella fascia d’età che va approssimativamente dai 13 ai 25 anni”, ha concluso Gianni Migliarese, medico psichiatra preso il Fatebenefratelli di Milano, autore insieme a Mencacci del libro. “In questi anni il cervello si modella e assume la struttura adulta, permettendo all’individuo di acquisire competenze cognitive, relazionali e affettive, che rimarranno sostanzialmente stabili nel resto della vita”.

Da Repubblica

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