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In estate picco di ansiolitici e antidepressivi, ecco perché

11 settembre 2017

Le foto glamour delle vacanze postate sui social possono trarre in inganno. “L’estate è solo in apparenza una stagione di relax. In realtà da giugno a settembre registriamo un netto aumento delle prescrizioni di ansiolitici e antidepressivi. Si tratta infatti di mesi ‘caldi’ per alcuni disturbi mentali”. A testimoniarlo all’Adnkronos Salute è Claudio Mencacci, past president della Società italiana di psichiatria e direttore del Dipartimento di salute mentale e neuroscienze dell’Asst Fatebenefratelli Sacco di Milano. La conferma arriva dai dati forniti dall‘Agenzia italiana del farmaco sulle benzodiazepine, psicofarmaci dalle proprietà sedative, ipnotiche e ansiolitiche: gli acquisti da parte delle farmacie territoriali (per il consumo pubblico e privato) registrano nel corso dell’anno dei picchi a gennaio, giugno e settembre.

In particolare, prendendo come riferimento il 2015, la dose definita giornaliera (Ddd) per mille abitanti è stata pari a 60,2 a gennaio, 57,4 a giugno e 60 a settembre (“un andamento influenzato dalle procedure di acquisto da parte delle farmacie”, precisa l’Aifa), contro ad esempio un dato pari a 50,5 nel mese di marzo e 47,2 di dicembre. I tre ‘picchi’ annuali sono “coerenti con quanto vediamo nella pratica quotidiana”, assicura Mencacci. “Ad aumentare nei mesi caldi – sottolinea lo psichiatra – sono in particolare il disturbo d’ansia e panico, i disturbi del sonno, i comportamenti aggressivi e le fasi maniacali del disturbo bipolare”. Insomma “l’estate, al di là degli idealismi, è un momento critico per la psiche, in particolare per quanto riguarda l’ansia e il sonno. Ecco perché si consumano più della media benzodiazepine, antidepressivi e ansiolitici per dormire”.

“Anche il fatto di rivoluzionare le proprie abitudini e magari ritrovarsi dover organizzare un viaggio o una vacanza – continua Mencacci – può destabilizzare e scatenare ansia. Lo testimonia l’aumento delle situazioni di urgenza negli ospedali, ma anche il maggior consumo di alcolici e sostanze stupefacenti che si registra in estate è ‘spia’ di una malessere da non sottovalutare”.

In gioco entrano anche le temperature: “Il gran caldo incrementa in maniera significativa la frequenza di alcuni disturbi mentali – dice lo psichiatra – Manifestazioni spia di uno stato di eccitazione cerebrale che ormai ben sappiamo legato anche all’esposizione alla luce, oltre che alle temperature”. Insomma, il ritorno alla routine quotidiana e la fine del periodo estivo per qualcuno può rivelarsi tranquillizzante, in barba allo stress da rientro.

Da adnkronos

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